Groupama-FDJ, Guillaume Martin: “In salita faccio i tempi di Armstrong, ma c’è un mondo tra me e quelli che dominano il Tour”
Guillaume Martin riflette sul ciclismo moderno e sul netto miglioramento delle prestazioni. Il classe ’93 ha appena terminato la sua prima stagione con la Groupama-FDJ, a cui è approdato dopo l’esperienza quinquennale con la Cofidis. Il suo 2025, probabilmente, non è stato all’altezza delle aspettative: se è vero che sono arrivati due successi, entrambi ad aprile nella Classic Grand Besançon Doubs e nel Tour du Jura, è altrettanto vero che né al Tour de France né nelle altre competizioni WorldTour è riuscito a trovare piazzamenti degni di nota. La doppia frattura vertebrale rimediata nella seconda tappa ha poi messo fine anzitempo alla sua Vuelta a España 2025, compromettendo la seconda parte di stagione.
In un’intervista a RTBF, lo scalatore ha condiviso una riflessione sul ciclismo contemporaneo: “L’obiettivo rimane lo stesso: tagliare il traguardo per primo. Ma il cambiamento è impressionante. Ci sono tantissimi test di tutti i tipi sul materiale e sul corpo, che fanno in modo che le prestazioni sono sempre più guidate dalla scienza e si sbaglia sempre di meno. La conseguenza è che ogni corridore riesce a prendere il pieno potenziale della sua fisiologia. E dunque il livello globale del gruppo è molto più elevato. Con dei corridori che arrivano anche sempre più giovani nel mondo del professionismo. Questo pone alcuni problemi: i giovani si possono confrontare tra di loro e chi non ha risultato subito perché fa un percorso diverso può fare fatica a gestire la situazione. Inoltre, molti lasciano gli studi più presto. Essere confrontanti con tanta pressione già da così giovani può portare dei rischi psicologici. Nonostante questo, tutti i team puntano a una nicchia di giovani per essere competitivi. E magari si spreca qualche buon corridore”.
Guillaume Martin ha poi affrontato il tema della sicurezza, che secondo lui non ha fatto i dovuti progressi nelle ultime stagioni: “Il ciclismo è più pericoloso perché è oggettivamente più veloce. E siccome i corridori fanno meno corse, c’è più pressione su ogni corsa e diventa una lotta spietata per la posizione in gruppo. Quello che mi sorprende è che negli ultimi dieci anni non ci sono state grandi evoluzioni nella sicurezza anche se ci sono cose che potrebbero essere prese in considerazione, come gli airbag. Se fossero obbligatori, entrerebbero nella routine, come i caschi”.
Infine una riflessione sui tempi di oggi: “Io stesso vedo che in salita vado veloce come Armstrong, faccio i suoi stessi tempi. Questo dimostra che, essendo più professionali e padroneggiando tutti gli aspetti della performance, ci si può quanto meno aspettare un alto livello. Poi, c’è un mondo tra me e quelli che dominano il Tour. Ma non mi posso permettere di giudicare o di accusare. Inoltre, non voglio sembrare amareggiato. Un corridore di un team di livello Nazionale 1, il più alto livello di amatori, si allena come me e c’è almeno un mondo di differenza tra il mio livello e il suo. Non voglio che mi si accusi di doping solo perché sono più forte. Può essere che i corridori davanti siano naturalmente più forti. Per tutta la storia dello sport, ci sono stati atleti che erano di una classe superiore agli altri. Bisogna accettarlo“.
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